Alle 5 da me – R.0050

20190324_202659

Teatro praticamente pieno ieri a Lestizza per la commedia di Pierre Chesnot “Alle 5 da me”, sul palco Gaia De Laurentiis e Ugo Dighero che si sono spartiti ben dieci personaggi diversi. “Alle 5 da me” è la storia, o meglio le storie, di un uomo e di una donna single che cercano in tutti i modi di trovare l’anima gemella. Questa loro fretta li porta a scelte sentimentali frettolose che li portano ad incontrare partner bizzarri, fino a giungere ad un simpatico lieto fine a sorpresa (più o meno). La storia nel suo complesso è piuttosto banale ed anche il ritmo in scena è piuttosto monotono nell’andirivieni ritmico dei vari personaggi che si avvicendano sul palco. Insomma, messa così sembrerebbe che ieri sera al teatro di Lestizza abbia vinto la noia, non è così. Gaia De Laurentiis ha dimostrato una versatilità incredibile nel trasformarsi nei suoi cinque personaggi diversi, ognuno con le sue caratteristiche peculiari che non hanno mai ceduto ai luoghi comuni. Qualche sbavatura nelle battute (l’emozione di calcare il prestigioso palco del teatro di Lestizza?), ma ci sta. Sono i piccoli errori a renderci umani. Anche Ugo Dighero ha dimostrato una versatilità notevole, in alcuni casi sembrava persino cambiare corporatura: a volte più corpulento altre normolineo, ma forse si tratta di una mia suggestione. A me Ugo Dighero piace perché qualsiasi cosa faccia rimane sempre un po’ sé stesso, in ogni suo personaggio percepisci sempre un po’ di Giulio Pittaluga di “Un Medico In Famiglia”, un po’ di Gnappo di “Mai Dire Gol”, è rilassante e tranquillizzante. Che poi, a pensarci bene, non so mica se è una bella cosa questa, però a me piace. Quindi, alla fine della fiera, ieri sera a Lestizza si è riso e si è stati bene credo che sia importante quando si va a teatro. Le emozioni sono arrivate fino all’ultima fila? Non ne ho idea però io, in prima fila, sono stato bene.

Annunci
Pubblicato in #commedia, Teatro | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

Il Lago Dei Cigni Capovolto – R.0049

53470909_10216187515493778_5507177091801546752_n

Anà-Thema Teatro ha alzato l’asticella. Questa sera al teatro della Corte di Osoppo è andato in scena “Il Lago dei Cigni Capovolto”, pièce curata da Nikolaus Selimov, direttore della Music and Arts University di Vienna. Uno spettacolo di danza.
Per me è stata un’autentica novità perché non avevo mai assistito ad uno spettacolo di danza in vita mia. Non ho quindi alcuna competenza per dire se i ballerini sono stati bravi oppure no. Mi affiderò alle sensazioni ed alle emozioni. È stato come visitare una mostra d’arte contemporanea: le sensazioni e le emozioni nascono dalle opere esposte ma hanno una natura inaspettata ed a volte contrastante con il senso comune. Questa sera è accaduta la stessa cosa: i danzatori si muovevano in modo perfetto ai miei occhi e la coreografia mi trasmetteva emozioni tanto diverse tra loro: angoscia, paura, riscatto, rinascita, per poi ritornare, in una sorta di climax discendente, alle precedenti. Infine, la parte che ritengo rappresentasse il vero messaggio di tutto lo spettacolo: se volete essere davvero liberi dovete alzarvi, ribellarvi, dovete essere voi stessi.
Una cosa mi è rimasta impressa e mi ha portato ad una riflessione: per quanto fossero bravi i ballerini e si muovessero in modo perfettamente coordinato, era possibile notare delle lievissime differenze nei movimenti di ognuno di loro. Qual era il vero obiettivo del coreografo? Quale dei ballerini stava eseguendo i movimenti perfetti? Credo sia impossibile da decidere: Ho pensato persino al gatto di Schroedinger. È assurdo, me ne rendo conto, ma ieri sera ci poteva stare.
Che dire, lo spettacolo di ieri per me è stato difficile: difficile da seguire, da capire, ma venitemi incontro, non avevo mai visto uno spettacolo di danza in vita mia. Magari la prossima volta andrà meglio.

“Se volete essere davvero liberi dovete alzarvi, ribellarvi, dovete essere voi stessi.”
Le emozioni sono quindi arrivate all’ultima fila? Certamente! Ma non è dato a sapere il perché.

 

Pubblicato in Teatro | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

Forza, il meglio è passato… – R.0048

Il teatro della Corte di Osoppo era praticamente pieno ieri sera per lo spettacolo di Giorgio Pasotti. Fin dalle prime battute fui preso da una sorta di déjà vu, era come se avessi già assistito a quello spettacolo un po’ di tempo fa. Pensa che ti ripensa trovai l’origine di quella reminescenza: pressochè lo stesso spettacolo ma con un nome diverso. La prima volta che lo vidi si intitolava “Da Shakespeare a Pirandello” (cfr.  https://a1reviewer.wordpress.com/2016/12/09/da-shakespeare-a-pirandello-r-00011/ )

Scatta quindi la caccia alle differenze, il confronto tra i due spettacoli diventa inevitabile. Ieri sera al teatro della Corte Pasotti mi è piaciuto, sì mi è piaciuto di più della volta precedente, mi è piaciuto ad un punto tale da ritenere che “Forza, il meglio è passato…” dovrebbe essere uno spettacolo che tutti coloro che si stanno avvicinando al teatro dovrebbero vedere. L’attore bergamasco guida lo spettatore in un viaggio nel tempo scandito dalle opere immortali di Shakespeare, Dante, Goldoni e Pirandello. Apre lo scrigno che contiene uno dei tesori più preziosi della cultura italiana, l’origine stessa del teatro moderno: la commedia dell’arte! Pasotti fa parlare il massimo rappresentante di questa arte, Arlecchino! Che non è solo una maschera è un archetipo, è colui che dice quello che pensa, senza temere conseguenze perchè di bastonate ne ha già prese tante. Che cosa è rimasto nel cuore dopo la chiusura del sipario? E’ rimasto un messaggio: il teatro è poesia, lo è sempre. “Forza, il meglio è passato…” ci ha fatto capire che il teatro è un mezzo di comunicazione potente perché realtà nella finzione. Conoscete un modo più efficace di dire la verità se non facendola passare per una favola? Signore e signori ecco a voi il teatro!

Mi raccomando, se un giorno doveste decidere di fare gli attori e doveste aver la fortuna di calcare un palcoscenico, a fine spettacolo minimo due inchini e al massimo sei.

Le emozioni sono arrivate in ultima fila? Certamente! Ieri sera le emozioni erano universali!

Nota: Pasotti mi spieghi perché non ci hai emozionato così anche la volta scorsa?

arlecchino-606x280

 

Pubblicato in Teatro | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

“Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità” – R.0047

Sala stracolma per l’ennesimo film su Vincent Van Gogh. Quando si parla di questo pittore per me si tratta di una questione di cuore e quindi chi si azzarda in un’impresa simile deve farlo come si deve. “Van Gogh, sulla soglia dell’eternità” è un film riuscito a metà. Bella l’idea di ripercorrere la vita di Vincent attraverso i suoi occhi, le sue lettere, i suoi luoghi. Willem Defoe è da Oscar. Ma che cosa è andato storto allora? Tutto il resto. I dialoghi sono quasi assenti ma soprattutto le riprese sembrano quelle di un reportage di guerra. Capisco che il regista abbia voluto rendere l’impeto del genio di Van Gogh nel modo più intenso possibile ma questo non significa indurre il mal di mare negli spettatori. Indugiare con sfocature volute per enfatizzare la pazzia del maestro olandese non significa provocare il mal di testa nel pubblico. In certi momenti avevo persino di lasciare la sala prima della fine del film a causa del malessere che mi stavano provocando quelle riprese così… ehm… estreme? Le emozioni sono arrivate all’ultima fila? Ci sarebbero anche arrivate ma il voltastomaco le ha precedute. Tentativo sprecato. Delusione.

N.B.: Nel film l’assenzio è servito in modo corretto, una volta tanto.

taxi-drivers_van-gogh_schnabel_biscontini

Pubblicato in #cinema, #film | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

“Black Mirror: Bandersnatch ” – R.0046

20190101_154422“Black Mirror”, il film, non la serie. Porco mondo quelli di Netflix hanno avuto l’ideona! Un film interattivo in cui tu, abbonato, decidi come andranno le cose, decidi anche il finale. Messa così sembrerebbe un’idea rivoluzionaria ma qui casca l’asino la trama è come un minestrone in cui assieme alla verdura ci hai messo anche il ketchup ed il latte condensato: ingredienti che presi uno ad uno sarebbero anche buoni ma se presi singolarmente fanno vomitare. “Black Mirror” è ambientato negli anni ’80 e narra la storia di un ragazzo appassionato di videogiochi che, dopo aver letto il libro di uno svitato che ha ucciso la moglie, decide di inventare un gioco interattivo in cui è il giocatore stesso a compiere le scelte che definiranno la trama. Una software house apprezza il pensiero e decide di aiutare il ragazzo a sviluppare il progetto affiancandogli un programmatore professionista e un po’ tossico. Per farla breve il ragazzo si rende conto della presenza di una qualche entità che sembra decidere al suo posto svariati aspetti della sua vita. Beccato! Sì, sei proprio tu con il telecomando in mano a rovinare l’esistenza di quel povero disadattato, tanto da costringerlo a rivolgersi ad uno psicologo.  Comincia a dare di matto fino al punto di uccidere suo padre (sua madre era morta in incidente ferroviario anni prima). La scadenza per la consegna del gioco alla software house è vicina ed il giovane programmatore è indietrissimo. Il film finisce con il ragazzo in galera per omicidio, il gioco mai uscito e la software house fallita. E poi? Boh. Oh, prima che qualcuno cominci a gridare allo spoiler. Quella che ho illustrato è solo una delle possibili trame. Per quanto ne so quel ragazzo potrebbe aver abbandonato la programmazione per ritirarsi in un monastero tibetano o in un kibbutz. Ricordate che qualcuno aveva messo il ketchup nella minestra. In definitiva l’ho trovato un esperimento più che un film vero e proprio.

Pubblicato in #film, Thriller | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

“Bohemian Rhapsody” – R.0045

PREMESSA
Iniziai ad appassionarmi ai Queen nel settembre del 1991 quando in tv trasmettevano lo spot promozionale dell’album “Innuendo” con quel magico passaggio di chitarra spagnola che caratterizzava la canzone omonima. Mi ricordo che quello era uno di quegli anni in cui a liceo, da ripetente, ero in banco con mio cugino che, quando gli accennai a quella canzone, mi rispose: “I Queen, quelli di Mercury?” Mercury? Che nome strano, come la famosa marca di motori per barche. Ecco ciò che pensai la prima volta che sentii quel nome. Comprai il CD, Mercury morì di lì a poco e mi dispiacque perché sapevo che non sarebbero usciti altri album della mia nuova band preferita. Nel corso del tempo comprai tutti i cd possibili ed immaginabili dei Queen, persino qualche vinile, ne diventai un appassionato. Ero così preso da quel gruppo da dire al mio prof. di filosofia, il carissimo professor Battistin, che assomigliava terribilmente a John Deacon, il bassista. Con il passare degli anni l’interesse nei confronti della band londinese non diminuì anche se non mi azzardai mai ad acquistare quelle raccolte che uscirono alcuni anni dopo la morte di Freddie.
Ieri ho avuto l’occasione di vedere il biopic “Bohemian Rhapsody” che avrebbe voluto essere un film biografico su Freddie Mercury dai suoi inizi artistici fino al Live Aid del 1985 durante il quale l’esibizione dei Queen fu ritenuta da molti la migliore di tutta la loro carriera e dell’intera manifestazione. Secondo me “Bohemian Rhapsody” non è un film su Freddie Mercury o sui Queen, ma è un film su un artista COME Freddie Mercury e su un gruppo COME i Queen. E’ un film dal forte impatto emotivo perché mette in risalto tutti i conflitti interiori di Freddie con la propria identità sessuale, mette in risalto i pregiudizi dell’epoca (ancora più forti di quelli attuali) nei confronti degli omosessuali e comunque di chi appariva in qualche modo eccentrico. In “Bohemian Rhapsody” si può osservare quanto sia perverso il mondo della discografia e quanto possa essere rischioso per una band rifiutarsi di scendere a compromessi con un manager che vede i profitti prima del valore artistico. Ma i Queen sono i Queen e Mercury era un artista come ne nasce uno ogni cento anni. E’ stato un film che rivedrei anche ora e che mi ha fatto venire voglia di dare una spolverata a quei vecchi CD. “Bohemian Rhapsody” porta con sé un messaggio fondamentale, anzi due: se vuoi arrivare in cima o almeno vuoi realizzare il tuo sogno supremo, devi faticare, devi prendere la tua dose di porte in faccia. Se hai un sogno supremo devi crederci fino all’inverosimile, devi crederci anche se ti ritrovi ad essere l’unico che ci tiene, più è difficile più è grande la soddisfazione quando lo realizzi.

Pubblicato in #cinema, cosemie | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Partenza In Salita – R.0044

Il Teatro della Corte di Osoppo era quasi pieno stasera per lo spettacolo “Partenza in salita” con Corrado Tedeschi e sua figlia Camilla. Uno spettacolo in cui un padre ed una figlia si confrontano sui temi classici che caratterizzano l’apparente distanza tra genitori e figli. In “Partenza in salita” però si tratta di qualcosa di più, è la storia personale di Corrado Tedeschi e di sua figlia, la loro vita, con le assenze lavorative di lui ed il risentimento di lei, tutto raccontato nel contesto di un imminente esame pratico di scuola guida. Lo spettacolo si regge quasi esclusivamente sul testo, il botta e risposta, le battute simpatiche anche se non eccezionali da entrambe le parti. Devo ammettere che comunque nel corso della rappresentazione c’è un’evoluzione nei personaggi: all’inizio abbiamo una Camilla scontrosa e sgarbata ed un padre che cerca in tutti i modi di stabilire un dialogo con lei. Verso la fine la protagonista si rende conto che è proprio il padre la persona che la capisce di più o che almeno tenta di farlo. Il loro legame si ricompone quando di fronte alla malattia del padre le barriere cadono del tutto. Come si è detto, lo spettacolo si è basato sul testo più che sulla recitazione, Tedeschi padre è incappato in svariati errori che un attore della sua esperienza non può permettersi: rigido a tratti, errori sul copione. Sua figlia Camilla è stata fresca e frizzante anche se si percepiva in lei una certa emozione nel trovarsi sul palco di un teatro (nonostante non fosse la prima volta). Lo spettacolo è stato nel complesso gradevole e divertente, i Tedeschi ci hanno regalato una bella serata. Le emozioni sono arrivate nell’ultima fila? Certamente! Ingranando la prima e premendo dolcemente sull’acceleratore.

Pubblicato in Teatro | Contrassegnato , , | Lascia un commento